15 xxxx xxxx, Mattina.
La settimana di viaggio che ci divide dal bosco del mago Geraldt si presenta senza ulteriori intoppi. Arrivati però in prossimità della vasta distesa di alberi di Leccio, ci accorgiamo subito che qualcosa non va. Le grandi tracce lasciate sul terreno lasciano pochi dubbi. Orchi. A quanto pare, più di un clan di questa razza ha deciso di avventurarsi sino a qui, come ci era stato detto da Mongard. Cerchiamo allora di addentrarci nella foresta stando più lontano possibile dai loro accampamenti. Ogni tanto riusciamo a percepire qualche loro ruggito lontano, ma giungiamo all’ingresso della grotta senza difficoltà.
La caverna del mago è chiusa da uno spesso portone in acciaio, splendidamente intarsiato da rune e sigilli. Dalla fattura e lo stile, si direbbe proprio che sia opera della mia gente, ne sono quasi certo. Dopo una scrupolosa ricerca di trappole, bussiamo alla porta della caverna. Dopo qualche minuto, ci riceve uno stizzito ragazzo umano con una armatura completa rossa e un mantello bianco. I suoi capelli sono rossi e lunghi lasciati liberi sulle spalle, e i suoi occhi di un verde acceso. Dopo esserci presentati, riusciamo a farci ricevere dal mago.
Varchiamo la soglia e procediamo lungo un corridoio illuminato da torce verso una ampia caverna riccamente adornata da arazzi e teche di cristallo. Quello che però più colpisce è la grande libreria ricolma di tomi e pergamene. I maghi del nostro gruppo fremono allo scorgere tanto sapere, come dei lupi che avvistano delle pecore indifese.
Dopo qualche istante il giovane ci annuncia al suo padrone e ci fa cenno di sederci alle poltrone di fronte a quella del mago. Una volta seduti, Geraldt ci accoglie formalmente e con un vago accenno di scherno e disprezzo tipico credo dei maghi anziani ci fa segno di accomodarci.
Gli spieghiamo rapidamente il nostro problema, ovvero se è in grado di poterci dire chi è il traditore tra noi o chi sta operando per mano sua e se c’è qualcuno che controlla le nostre azioni.
L’arcanista ci sorride con fare quasi malevolo e ci propone due strade, una lunga e una breve.
La lunga, consiste nell’eliminare un clan di hobgoblin che si è stanziato ad un giorno di cammino da dove ci troviamo. Dobbiamo uccidere tutti, compresi donne, bambini e anziani e dare fuoco all’accampamento. Dopo qualche secondi di sgomento (non tutti, ahimè) da nostra parte, chiedo se fosse possibile invece semplicemente allontanarli dalla zona, ricevendo risposta affermativa. Infine ci propone la via breve che consiste semplicemente nel…tagliarmi un orecchio!
A quanto pare serve al mago per qualche suo esperimento, o forse per una sua perversa collezione personale.
Ovviamente rifiuto nel modo più assoluto una cosa del genere, dicendo al mago che intraprenderemo la strada lunga e che avrà presto nostre notizie.
Abbandonato questo luogo ormai per me sinistro, ci mettiamo in viaggio verso l’accampamento degli Hobgoblin.
16 xxxx xxxx, Pomeriggio.
Dopo un giorno di viaggio, raggiungiamo una piccola collinetta, in modo da avere una visione completa dell’accampamento dei goblinoidi e della vegetazione circostante. Dobbiamo però studiare anche l’accampamento dall’interno, ma introdursi senza protezione sarebbe troppo pericoloso. Grazie alla magia di Erik divento invisibile e mi appresto a raggiungere l’insediamento, perché ho a disposizione solo 3 minuti prima che l’effetto dell’incantesimo cessi.
Per fortuna una pattuglia stava uscendo in quel momento dal campo, e riesco ad intrufolarmi per dare una occhiata.
L’accampamento hobgoblin è protetto da palizzate alte 3-4 metri circa, sovrastate da 8 torrette di avvistamento in legno. Ai piedi dei pali si trovano le enormi tende del clan, che immagino possano accogliere una decina di persone l’una, se non di più. Al centro si trova un patibolo dove tre corpi umani sono stati impiccati e lasciati lì, a gradimento per i corvi.
Osservando bene vedo che i tre cadaveri hanno le spille degli uomini che avevamo incontrato in uno dei nostri primi viaggi. Queste persone facevano parte di una oscura gilda dedita al furto e all’assassinio, per cui hanno sicuramente meritato il loro destino.
Faccio rapidamente marcia indietro prima che il cancello della palizzata si chiuda, e raggiungo i miei compagni prima di tornare visibile.
Racconto tutto quello che ho visto, e una volta organizzati, ci dirigiamo verso l’accampamento, in modo da incrociare una loro pattuglia.
Nel mentre cerco di ricordarmi gli usi e le abitudini di questa razza. Gli hobgoblin sono una razza molto più intelligente dei loro cugini goblin, simili agli umani, e forse un po’ più crudeli. Sono organizzati in clan e hanno una gerarchia solida e rispettata, con un capo che amministra e guida il suo popolo, e più che il più forte deve essere il più intelligente. Per gli hobgoblin, la strategia di guerra e la sopravvivenza conta più della forza bruta.
Mentre penso a questo veniamo bloccati da una pattuglia di una decina di hobgoblin, che ci circondano. Questo è un punto cruciale, da ora poi tutto che diremo potrebbe essere preso come una minacca, e la situazione potrebbe volgersi al peggio.
Fortunatamente, riesco a spiegare in goblinoide che abbiamo necessità di parlare con il loro capo, e che non abbiamo intenzioni ostili. Veniamo allora condotti a nostro rischio e pericolo dentro il loro accampamento.
All’interno, ci ritroviamo tutti gli occhi del clan su di noi. La maggior parte dei maschi e delle femmine ci guardano in cagnesco e con ostilità, stringendo in mano qualsiasi tipo di arma, dalla spada alla grossa pietra. Gli unici che ci guardano con completa curiosità sono i loro cuccioli, con occhi e bocche spalancati.
Dopo qualche minuto di completo silenzio, il nostro palese disagio viene rotto dall’entrata in scena del loro capo. Alto circa una spanna in più rispetto agli altri soldati, si avvicina a noi con occhio critico, il suo falcione a due mani in bella vista riposto nella fodera dietro la sua schiena. Ci chiede con fermezza cosa siamo venuti a fare qui, stupendosi della nostra non bellicosità apparente.
Racconto al capo allora che il mago Geraldt intende radere al suolo questo accampamento, trascurando ovviamente il fatto che siamo noi i suoi emissari. Dico solo che lo abbiamo incontrato per chiedere consiglio riguarda ad una nostra faccenda e che accidentalmente siamo venuti a conoscenza del suo piano di attacco nei loro confronti.
Il capo dopo qualche secondo di silenzio dove mi squadra da capo a piedi mi rivela che loro qui ci solo da qualche tempo, che sono stati costretti a fuggire dopo che le tribù degli orchi hanno minacciato il loro clan. Mi spiega però se noi aiutiamo loro, potrebbero andarsene senza problemi da dove si trovano ora.
Ci spiega che aveva individuato un’altra possibile zona dove insediare la sua gente, ma che era completamente infestata da ragni giganti. Capisco subito dove si andrà a parare, e chiedo del tempo per parlare con il resto del gruppo. Discutiamo io e i mie compagni sulla faccenda, osservando quello che possiamo fare.
Alla fine decidiamo di aiutare il clan hobgoblin e ci dirigiamo verso il territorio montagnoso indicato dal loro capo. Dopo un giorno di viaggio arriviamo finalmente a destinazione. La zona da esplorare è una montagna in particolare, con un sistema di caverne e condotti, di cui però non conosciamo nulla. Ma queste sono le terre selvagge. È il mio mondo, e so come cavermela.